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Cos'è l'unità pastorale

E' in atto in Italia, ma anche in altre nazioni europee, un riassetto delle parrocchie che va sotto diversi nomi, tra cui il termine unità pastorali è il più comunemente usato. Il nome a molti non piace, alcuni tentano di inventarne un altro per togliere l’enfasi che dà l’impressione di aver trovato la soluzione di tutti i problemi, altri si adeguano senza dare troppo importanza al nome; noi lo assumiamo per la sua capacità oggi di dire le molteplici e ricche esperienze che il panorama della pastorale italiana presenta.
Che cosa sono le unita pastorali?
L’unità pastorale è un nuovo soggetto pastorale, nel senso di nuova figura di parrocchia,
- che è riferito a un’area territoriale con caratteri di omogeneità socio-culturale;
- in cui sono presenti più comunità parrocchiali;
- impegnato in maniera unitaria e organica in un’azione pastorale condivisa;
- espressa con ministerialità diverse;
- con la guida di uno o più presbiteri;
- ai fini di un’efficace azione missionaria ed evangelizzatrice e di risposta ai problemi del territorio;
- dotato di una forma strutturata e riconosciuta nel progetto pastorale diocesano.
Dunque è un soggetto ecclesiale che, nel suo DNA esprime la coniugazione armonica di tre istanze: la comunione, la ministerialità, la missione e il territorio, tipiche della chiesa fin dagli inizi, con la necessità di venire incontro al problema della diminuzione numerica del clero.
Le unità pastorali
- devono essere inscritte in una nuova mentalità di Chiesa-comunione prima di essere considerate per la risposta che danno alle urgenze;
- hanno bisogno di essere immerse in una progettualità pastorale che le precede, sia essa diocesana o interparrocchiale;
- non sono “affare” solo di preti, ma di popolo di Dio;
- non devono essere motivate solo dalla scarsità di clero e avere come fine di assicurare servizi religiosi.
Il nuovo elemento decisivo da considerare è il territorio
Dopo le prime esperienze alcune buone, altre un po’ troppo improvvisate o volontaristiche perché iniziate sulla simpatia e collaborazione di alcuni presbiteri si è imposto un elemento determinante: il territorio, come insieme di prossimità umane che obbligano le eventuali unità pastorali a stare aderenti al territorio e a non far consistere la loro necessità o configurare la loro esistenza in astratte ragioni teologico-pastorali.
Questo obbliga sia a dare importanza alla appartenenza primaria, alle piccole parrocchie da cui si parte, agli elementi semplici del territorio che formano il tessuto di base delle relazioni di prossimità di una qualsiasi unità pastorale, a non cancellarle in una omologazione che impoverisce (non si distruggono insomma i mondi vitali di partenza), sia ad aprire gli occhi sull’evoluzione della omogeneità territoriale che può aiutare a configurare nuove unità pastorali.

(di Domenico Sigalini)